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martedì 25 marzo 2014

Farla finita col Kendo


E' da un po' che doveva succedere ed è successo. Ho definitivamente appeso il men (面) al chiodo.
Quattro anni di passione, qualche soddisfazione, tante delusioni e ci sarebbe da raccontare ancora a lungo...
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è che questa volta il mio esagitato Sempai del momento ha superato ogni limite, colpendomi cinque dita più in alto del Do con una violenza del tutto inutile. Risultato una costola incrinata.
La visione del kendo che prediligo è ben diversa che il mero agonismo e l'inutile violenza.

lunedì 20 gennaio 2014

Non c'è provare


Fare o non fare. Non c'è provare.
Provare equivale a non fare. Questo significa che ogni volta che ti dedichi al tuo obiettivo devi farlo applicando tutta la concentrazione possibile e il proprio 'focus mentale'.

lunedì 16 settembre 2013

Si ricomincia 2013

Ecco qua anche quest'anno il post di fine estate (o inizio autunno).
Anche quest'anno si ricomincia, ma le priorità sono cambiate, la frase "Dare mighty things" dello scorso anno adesso è riferita al lavoro e alla famiglia e non più solo al Kendō.
Cambiano le priorità e le responsabilità, ma l'impegno richiesto e profuso è sempre lo stesso, solo che è diretto in un'altra direzione, ma la strada da percorrere è sempre la stessa.
Questo va oltre il Kendō, sembra Zen, ma è semplicemente la Via (Dō - 道).

venerdì 12 aprile 2013

25th European Kendo Championships

 The 25th EKC will be held in Berlin, Germany from Friday 12th to Sunday 14th of April 2013.

The EKC will take place at the Max Schmeling Hall – one of the biggest venue places for sport events and concerts in Berlin. The hall has been built in 2000 in accordance with the application for the Olympic Games and is situated in the centre of Berlin.

Drawing results


Live streming

martedì 5 marzo 2013

Troppa mente

Chi ha imparato a sciare da adulto ha presente la difficoltà di doversi ricordare tutta una serie di accorgimenti (spalle - peso in avanti – posizione – ginocchia – braccia – bacino – a valle – a monte – ecc.) e soprattutto di come sia difficile ricordarsi di mettere in pratica i consigli del maestro quando la velocità aumenta, o la pista si fa più difficile e ripida e magari piena di cunette, o tutte queste cose insieme.
Se invece ci si trova sul classico “panettone“, pista larga, neve bella, pochissima gente, pendenza limitata e velocità sotto controllo, allora è molto più facile, pensandoci, mettere in pratica gli insegnamenti e, dopo un po’ di queste discese, si comincia ad automatizzare i movimenti e ad interiorizzare gli insegnamenti ricevuti.
Ad ogni curva si correggere qualcosa, e dopo un paio d’ore i progressi sono veramente notevoli.
A quel punto anche l’aumento di velocità, la pista più ripida, o altre condizioni avverse si potranno affrontare meglio, grazie a quanto imparato precedentemente.
Tutte queste considerazioni sono meno importanti se si impara da bambini, perchè il bambino non analizza, non elabora continuamente a livello mentale tutto ciò che fa, egli agisce d'istinto.
Le stesse considerazioni sono valide per tutte le discipline che richiedono una grande capacità di coordinazione dei movimenti, tra cui anche la danza (o semplicemente il ballo).
Nel Kendō è la stessa cosa e un principante adulto non può pretendere di tenere il passo dei più giovani, abituato com'è a convivere con le preoccupazioni quotidiane.
Bisogna prendersi il proprio tempo e non avere fretta, praticando con gioia e costanza, seguendo la propria Via (道). 

venerdì 15 febbraio 2013

Tutto dipende dall'atteggiamento mentale

Se pensi di essere sconfitto, lo sei.
Se pensi di non avere coraggio, non lo hai.
Se vuoi vincere ma pensi di non farcela,
è quasi certo che non vincerai.

Se pensi che perderai, hai già perso.
Perché nel mondo scopriamo
che il successo comincia con la volontà.
Tutto dipende dall’atteggiamento mentale.

Se pensi di essere un perdente, lo sei.
Per crescere devi pensare in grande,
devi essere sicuro di te stesso
per poter raggiungere qualsiasi traguardo.

La battaglie della vita non sempre vengono vinte
dal più forte o dal più veloce,
ma prima o poi chi vince
è colui che pensa di potercela fare


If you think you are beaten, you are
If you think you dare not, you don't,
If you like to win, but you think you can't
It is almost certain you won't.

If you think you'll lose, you're lost
For out of the world we find,
Success begins with a fellow's will
It's all in the state of mind.

If you think you are outclassed, you are
You've got to think high to rise,
You've got to be sure of yourself before
You can ever win a prize.

Life's battles don't always go
To the stronger or faster man,
But soon or late the man who wins
Is the man WHO THINKS HE CAN!


-- "Thinking" poem by Walter D. Wintle

domenica 28 ottobre 2012

Kendo 2° Dan (Nidan)

Genova, 28 Ottobre 2012: Esami di Kendo dal I Kyu al II Dan.
Dopo aver sfidato vento e neve in autostrada, arrivo nella mia città preferita e dopo una bella giornata in palestra sono promosso Nidan.

venerdì 7 settembre 2012

Dare mighty things

Si ricomincia...

Far better is it to dare mighty things, to win glorious triumphs, even though checked by failure…than to rank with those poor spirits who neither enjoy much nor suffer much, because they live in a gray twilight that knows not victory nor defeat.
-- Theodore Roosevelt

martedì 29 maggio 2012

Lo tsuki vincente

L'essenza del kendo nello tsuki  (突き) vincente di Takanabe durante la finale singolare maschile ai mondiali 15th World Kendo Championships. 
Novara, Italy. 25/05/2012

martedì 24 gennaio 2012

Come costruire un Dojo

Una cosa che mi ha sempre incuriosito e che un giorno mi piacerebbe realizzare è un Dojo per la pratica del Kendo. Ovviamente poi servirà anche un Maestro (Sensei ) che insegna...
Un amico mi ha indirizzato verso questo sito dove è descritto in dettaglio un progetto di un Dojo in Giappone. Il Kendo-Kyoju Yushinkan (剣道教授 宥辰館) a Kami-Ikebukuro, Tokyo.
L'area per la pratica, montata su un pavimento molleggiato è di 90 mq. (7,2 m. x 12,6 m.). In realtà l'area è un po' piccola e con 7,2 m. utili si finisce spesso fuori durante la pratica.

sabato 21 gennaio 2012

Il Kendo e la coordinazione dei movimenti

Il Kendo è la scherma tradizionale Giapponese, dove il combattimento è un aspetto fondamentale della pratica. Con il Kendo si impara ad acquisire una corretta postura, si allenano l’agilità, la scioltezza, la prontezza di riflessi e si cura la respirazione. Vi sono inoltre aspetti meno evidenti ma anche più importanti, tra i quali l’educazione al rispetto, alla cortesia, alla lealtà, al potenziamento, al controllo del Ki (energia) ed alla maturazione del carattere.
Particolarmente importante e sottovalutata da quasi tutti i maestri (Sensei) è l'attenzione alla correttezza dei movimenti e alla loro coordinazione.
Per fare Ippon (punto vincente), il colpo deve essere netto e preciso. L’Ippon deve essere portato con coordinazione perfetta e simultanea di tutti i suoi aspetti: Energia (KI), Spada (KEN), Corpo (TAI), Insieme (NO ICHI).
E se una persona ha difficoltà a coordinare i movimenti?
Ad esempio è plausibile che chi ha difficoltà a ballare (danzare) abbia anche difficoltà a praticare il Kendo con le tecniche (waza) corrette ed il giusto 'timing'?
Sono apprezzate esperienze e consigli in tal senso.

mercoledì 11 gennaio 2012

Allenamento

Molti miei compagni di Dojo quando parlano dell'attività che svolgiamo insieme sotto la guida del maestro (Sensei) usano il termine "allenamento".
Trovo questo temine scorretto e fuorviante, infatti "allenamento" significa "Esercizio di preparazione in vista di una prova, di un'attività".
Il Kendō è una Dō (Via - 道), un percorso per il quale non c'è un traguardo da raggiungere e la prova è una cosa che di affronta ogni giorno, ogni istante di pratica e della vita, dentro e fuori dal Dojo. Nel Kendō, nello Zen e nelle arti marziali in genere bisogna essere mushotoku (無所得) ossia senza scopo né spirito di profitto.
Quindi definire "allenamento" la pratica, denota secondo me una visione distorta e meramente agonistica del Kendō.

sabato 24 dicembre 2011

Umiltà

Riporto la traduzione di un bellissimo post dell'amico kendoka inglese Geoff Salmon.
La AJKF (All Japan Kendo Federation) dice che "Il concetto del Kendo è disciplinare il carattere umano attraverso l'applicazione dei principi della katana".
Una delle virtù che ci proponiamo in questo processo è l'umiltà. Questa non è facile da raggiungere poichè il successo e la crescita nel kendo inducono spesso ad una maggiore fiducia e autostima, e agli occhi di molte persone queste qualità non coincidono facilmente con la modestia. Attraverso i blog come questo e attraverso i commenti sui social media, è facile esprimere immediatamente emozioni sul nostro kendo. Leggo spesso i messaggi scritti da amici di ritorno da una buona pratica di Kendo, che seguono la falsariga di: "Ero in fiamme", l'ho battuto ", l'ho fracassato", ecc. So per esperienza personale che quando il keiko va bene, soprattutto se avete appena "sfondato il muro" dopo un periodo di frustrazione, lo si vuole dire al mondo, ma io non sono ancora sicuro di come farlo senza sembrare presuntuoso.
Questo strombazzare è ancora peggio quando viene fatto dai più esperti kenshi. Se dopo 30 o 40 anni di "shugyo" stiamo ancora mostrando evidenti difetti caratteriali di base, qualcosa non funziona.
L'anno scorso al Taikai di Kyoto, mi è stato chiesto da un sensei anziano quello che pensavo della mia prestazione, dopo aver perso il mio tachiai, stupidamente ho detto che ero soddisfatto della mia prestazione. Volevo dire che avevo fatto del mio meglio, ma dopo averlo detto in quel modo, ho capito subito quanto suonava presuntuoso. C'è un proverbio giapponese che dice "Minoru Hodo kobe ​​non sagaru Inaho ka na" (実るほど頭のさがる稲穂かな) "Il ramo che porta la maggior parte (della frutta) sta più in basso". Questo sembra essere rappresentato continuamente dai praticanti di Kendo davvero grandi, che hanno lasciato che le loro azioni parlassero da sole. Il Kenkyo (la modestia o umiltà) è insito alla base della cultura giapponese, per cui persone provenienti da paesi in cui la comunicazione più diretta è la norma può essere perdonato così come lo strano vantarsi involontario. Tuttavia i valori Kendo provengono da radici buddiste- confuciane dove sono apprezzate l'umiltà e l'obbedienza.
Come la maggior parte delle cose, l'umiltà può essere sopravvalutata. Ci sono certamente casi in cui la falsa modestia può essere fastidiosamente intesa come come vanagloria.
Ad esempio un "Ma no, sono solo un principiante" suona un po' banale, dopo aver appena vinto un importante torneo internazionale. La modestia non è ovviamente solo una caratteristica giapponese. Parafrasando le parole del poema 'Se' di Rudyard Kipling potremmo dire:
"Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
e trattare questi due impostori allo stesso modo
tu sarai un Uomo, figlio mio!"

martedì 20 dicembre 2011

Punching ball

Stavo pensando se riprendere a praticare Kendo al dojo della mia città ma alcune considerazioni mi fanno riflettere...
Con i mondiali di Kendo 2012 alle porte il 'principino' si dovrà allenare nei prossimi cinque mesi...

domenica 11 dicembre 2011

Il più grande arciere del mondo

C’era una volta un giovane appassionato di arceria. Egli dedicava ogni suo momento libero alla pratica della sua Arte, e non si separava mai da arco e frecce.
Questo giovane era divenuto allievo di un reputato maestro arciere della regione, e lo seguiva continuamente, facendo tutto quello che il maestro gli diceva e traendo grande beneficio dai suoi insegnamenti.
Un giorno, vedendo il suo maestro in lontananza, venne in mente al giovane di provare chi di loro due fosse migliore, e gli scoccò una freccia.
Il Maestro era un grande osservatore ed ancora nel fiore degli anni; immediatamente scoccò una freccia di risposta che incontrò quella dell’allievo a mezz’aria.
Il giovane tirò un’altra freccia, che fece la stessa fine, poi un’altra, ed un’altra ancora, fino a quando la faretra del maestro fu vuota. A quel punto il giovane tirò l’ultima sua freccia, ma il maestro, strappata una canna dal ciglio della strada, la pulì con un solo gesto,
ed, usandola come freccia, neutralizzò l’ultimo missile del suo allievo.
“E’ chiaro che non ho più nulla da insegnarti dopo oggi” disse il maestro al giovane raggiungendolo; “tuttavia mi sei caro e la tua arte sembra promettente, per cui ti darò l’indirizzo di colui che ancora oggi è il mio maestro; vai da lui che è l’unico a poterti dare ancora qualcosa in più”.
Il giovane partì e raggiunse questo grande maestro sulla montagna su cui viveva in remitaggio;non fù facile trovarlo, nè venire da lui accettato,ma vi riuscì.Questo maestro aveva dato alla sua arte una profondità che nessuno aveva ancora raggiunto.
Il giovane lo vide compiere imprese ritenute impossibili: colpire uccelli in volo scoccando delle frecce immateriali da un arco invisibile, e poi guarire lo stesso uccello con un grido silenzioso. Non vi era giorno che il maestro non mostrasse delle nuove cose che venivano apprese avidamente.
Passarono gli anni ed il giovane, ormai cresciuto, finì il suo apprendimento e tornò al villaggio. Conduceva, al villaggio, una vita tranquilla e normale, eppure la gente che lo conosceva ed i suoi amici di un tempo si rendevano conto che qualcosa in lui era cambiato; sembrava quasi che da lui emanasse un’aura di calma, ed egli stesso era come immerso in un’atmosfera particolare.
Non portava neppure più l’arco di cui era sempre stato orgoglioso e che un tempo non avrebbe mai abbandonato.
Un giorno, invitato a prendere il thè in casa di amici, vide in un angolo qualcosa di nuovo e ad un tempo familiare: un oggetto a lui sconosciuto che gli destava particolari sensazioni, e chiese cosa mai fosse.
“Tu devi essere veramente il più grande arciere del mondo” gli disse il padrone di casa inchinandosi profondamente: “per non sapere nemmeno più riconoscere un arco”.
--
Grazie al maestro ed amico Claudio Regoli per questo racconto di origine cinese, molto usato negli ambienti dell’arco tradizionale (Kyudo) ma che si presta ad ogni genere di arte marziale.

venerdì 2 dicembre 2011

La differenza tra le arti marziali e le discipline sportive

Coloro che non vogliono seguire l'insegnamento Zen, l'autentica base del Budo, non sono tenuti a farlo. Ma cosi riducono le arti marziali in semplici discipline sportive. Quelli invece che vogliono cogliere una dimensione più elevata del proprio essere, della propria vita, non devono imitarli. Non si può costringere né criticare nessuno. Tuttavia potrei dire che i primi sono come bambini che giocano con le macchinine, gli altri ne guidano di vere. Io non sono contrario agli sport: esercitano il corpo, accrescono la resistenza fisica. Ma lo spirito di competizione e di potenza che essi esaltano è infausto e testimonia una visione distorta della vita. Anche nelle arti marziali bisogna essere mushotoku, ossia senza scopo né spirito di profitto.
Gli educatori odierni sono responsabili di questo stato di cose: allenano il corpo, la tecnica, ma non la coscienza. I loro allievi si battono per vincere, giocano alla guerra come bambini.
Non c'è alcuna saggezza in tutto ciò. Non aiuta a dirigere la propria vita! Nello spirito dello Zen e del Budo, la vita quotidiana diventa il luogo del combattimento. Bisogna essere coscienti in ogni istante; alzandosi, lavorando, mangiando, coricandosi. In questo consiste la vera padronanza di sè.
--
Taisen Deshimaru, "Lo zen e le arti marziali"

martedì 29 novembre 2011

Tsuki (突き)

Oggi mi sarebbe piaciuto parlare della tecnica Tsuki in quanto tale ma purtroppo devo invece parlare del mio ennesimo infortunio.
Nel Kendō la parola Tsuki (突き), corrisponde ad una delle cinque aree su cui attaccare. Esso è una spinta della punta dello shinai alla gola.

Si stava facendo un po' di pratica con Seme-Tsuki e il mio avversario, un baldo ragazzotto di vent'anni ha pensato bene di scaricare tutto il suo peso e la forza di cui disponeva sullo tsuki-tare (l'area frontale del casco corrispondente alla laringe). Il colpo è stato violentissimo e ho sentito la cervicale scricchiolare, ma forse non era la cervicale ma rotture legamentose e/o muscolari. Spero di aver scampato lesioni a carico dei legamenti e/o dei muscoli tiroaritenoidei. Domani ho un appuntamento dal traumatologo.
Risultato, mi ritrovo la parte frontale del collo sopra il pomo d'adamo estremamente gonfia e faccio fatica a deglutire e muovere la testa avanti e indietro.
A questo punto non capisco se sono io predisposto agli infortuni e mal disposto allo scontro fisico o se c'è qualche problema nel metodo di insegnamento e di pratica nel mio Dojo.
Considerando che è il terzo infortunio in tre anni, forse è più probabile che sia il secondo caso, anche perchè quando vado a praicare in provincia di Brescia non mi succede mai nulla, anzi l'ambiente è molto più rilassato e meno orientato all'agonismo.
E' vero che io sono un 'principiante anziano' e quindi un po' lento e forse goffo, tuttavia credo che far praticare Tsuki a tutti (principianti e non) durante le lezioni sia un azzardo.

A questo punto sto valutando seriamente di abbandonare la pratica del Kendo, se non altro per salvaguardare la mia incolumità. Ho una famiglia da mantenere e non posso permettermi uno stop (al lavoro) di diversi giorni o settimane per i traumi da attività in palestra. Peccato perchè la Via (道) del Kendō mi piace, però come arte marziale, non come sport.

lunedì 28 novembre 2011

Jodan no kamae (上段の構え)

Negli ultimi mesi vedo sempre più spesso persone praticare Kendo con la guardia "Jodan no kamae" (上段の構え) e molte discussioni nei blog dedicate a questo. Sarà una mia impressione ma mi sembra un po' una moda, una voglia di novità soprattutto da parte di chi pratica il Kendo con la mera finalità agonistica.
Di solito è buona norma praticare la guardia Jodan solo a partire dal 3° Dan (Sandan) e mai se ci si confronta con avversari di grado inferiore.
Tra tutte le guardie del kendo è quella più offensiva. I piedi sono esattamente al contrario della guardia Chudan, ovvero sinistro avanti e destro dietro. Il corpo resta sostanzialmente frontale, ma con una leggera rotazione verso destra data dall’avanzamento del piede sinistro.

lunedì 24 ottobre 2011

Kendo 1° Dan (Shodan)

Genova, 23 Ottobre 2011: Esami di Kendo dal I Kyu al II Dan.
Dopo una bella giornata a Zena, sono promosso shodan.
Ganbatte! - 頑張って!